C’eravamo tanto amati, recitava un vecchio film. Che poi, amati, per parlare del rapporto triangolare tra Zaniolo, la Roma e Mourinho, è forse un parolone. Diciamo che c’è stata un’infatuazione tra il calciatore ex Inter, l’ambiente giallorosso e il tecnico portoghese. Un’infatuazione lunga, anche passionale, ma vissuta su alti e bassi e che ormai da tempo sembrava destinata a terminare. Di certo però nessuno si aspettava che la rottura potesse avvenire così, in maniera quasi violenta e improvvisa. La decisione del calciatore stavolta ha fatto imbufalire i tifosi.
E pensare che solo qualche mese fa, in particolare lo scorso giugno, Zaniolo era diventato per qualche giorno l’ottavo re di Roma, l’unico degno del titolo di erede di Totti. Il motivo? Non per una stagione esaltante, anzi. Ma per aver comunque messo la firma sul primo trofeo dell’era Mourinho, quella Conference League festeggiata nella Capitale come e forse anche più di una Champions.
Tale era la fame di vittorie, che anche un trofeo che in un’altra epoca sarebbe stato snobbato, era stato accolto con il giusto entusiasmo, quello che tutte le tifoserie dovrebbero sempre avere. E in quel momento Zaniolo sembrava un intoccabile, destinato a cominciare da capo la sua storia in giallorosso e a diventare il perno della squadra, a dispetto dei tentativi di seduzione da parte della Juventus. Una mera illusione di inizio estate…
Adesso possiamo dirlo: Zaniolo è ufficialmente sul mercato e a giorni, in questa finestra di gennaio, potrebbe essere ceduto per dare respiro alle casse giallorosse, nonostante la stagione sia ancora in corso e la Roma sia in corsa per tutti e tre gli obiettivi stagionali (quarto posto, Europa League e Coppa Italia). D’altronde, dopo quello che ha fatto, i tifosi difficilmente vorrebbero ancora rivederlo con quella maglia addosso.
Alla vigilia della trasferta spezzina in terra ligure, contro gli uomini di Gotti assetati di punti salvezza, il calciatore ha infatti chiesto al tecnico di non convocarlo. Ormai ha deciso di cambiare aria e le sirene della Premier sono una distrazione troppo forte per permettergli di fare il suo dovere. Detto, fatto. Lo Special One lo ha ovviamente accontentato, mettendo in questo modo la parola fine su una storia iniziata alla grande ma terminata nel peggiore dei modi.
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Una richiesta tutto sommato legittima, quella del calciatore, ma che in un certo modo sembra dimostrare ciò che si è sempre detto di lui negli ultimi anni: un grande talento ma con la testa non da vero professionista, per ora. Starà a lui dimostrare, in un altro ambiente, che tutte le colpe non erano sue.
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